Santa Maria del Soccorso

Risalente al 536 quando Belisario la fece edificare come chiesa a rito greco, dedicandola a Santa Sofia.

Dopo un primo rifacimento nel XV sec., nel 1461 la chiesa venne completamente riedificata, conservando dell'aspetto originario solo il portale, che giunge fino a noi, e vedendo realizzati intorno a sé il monastero, che oggi ospita l'Intendenza di Finanza, e la chiesa delle monache domenicane di Santa Caterina.

E' una delle più antiche chiese della città. La sua costruzione originale, dedicata a Santa Sofia, si fa risalire al 536 d. C. ad opera del generale bizantino Belisario, che la fece edificare come chiesa di rito greco ortodosso. Nel 1461, grazie ai fondi donati dal trapanese cav. Giacomo Pepe, la chiesa fu riedificata e ampliata con l’annesso monastero, il quale fu affidato alle monache domenicane di Santa Caterina, che si dedicavano all'educazione delle giovani. Della costruzione originaria rimane un quadro, posto nella cappella di Santa Maria del Soccorso, che mostra come si presentava anticamente l’edificio; ancora visibile è invece l’antico pavimento a tarsie in marmi policromi, risalente al XVIII secolo e attribuito all’architetto Luciano Gambina. Nel 1640 fu consacrata e fu la prima a Trapani ad avere questo privilegio. Il portale d’ingresso è sormontato da una statua di Giuseppe Milanti, ritraente la Madonna del Soccorso. L’interno, rimaneggiato più volte, è a navata unica, presenta un’abside quadrangolare ed effetti pittorici di gusto cromatico – spagnolesco. Sono presenti cinque altari tutti decorati con finissimi marmi, ad opera di Federico Siracusa. Sull’altare maggiore si trova il quadro della Madonna del Rosario del pittore G. Borremans; a destra si trova l’altare della Madonna del Soccorso, progettato da Giovanni Biagio Amico; la cappella successiva è quella dedicata a San Domenico, con un quadro del santo, opera dell’artista Pietro Novelli. A sinistra, dell’altare maggiore, invece, troviamo i due altari di Maria SS. della Guida e di Santa Caterina da Siena, sopra cui si trova un quadro di Andrea Carreca che la ritrae, giudicata una grande opera dai più esperti conoscitori dell’arte. Sono degni di nota anche gli ornati e le quattro figure in stucco che sorreggono i due organi della chiesa. Il vecchio monastero è oggi sede dell’Intendenza di Finanza.

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